mercoledì 13 marzo 2013

LA PARTECIPAZIONE DELLA FONDAZIONE NEL BANCO: NE VALE LA PENA?

Il Banco di Sardegna chiude il bilancio 2012 in rosso. Soldi in meno, presumibilmente, anche per la Fondazione Banco di Sardegna, che in tutti questi anni si è intestardita a tenere il 49% delle azioni del Banco (ora persino Fassina, con qualche anno di ritardo, dice che così non va bene).
Dai dati che si conoscono, si deduce che la Fondazione si è intestardita non perché quel 49% dia un buon rendimento, ma per poter contare nella gestione del credito in Sardegna. Nel 2011 il rendimento della partecipazione azionaria nel Banco è stato infatti molto basso (0,3% contro rendimenti molto più alti in altri impieghi: p. 21 del Bilancio Consuntivo 2011). Del 2012 abbiamo detto.
Ora due semplici domande per capire se quell'intestardirsi è roba buona o no.
  • Quanto costa alla Fondazione e al territorio questa decisione di tenersi quel 49%? Quanti soldi in più la Fondazione avrebbe potuto incassare e investire per sostenere lo sviluppo regionale, se avesse usato i soldi oggi immobilizzati nel Banco per fare investimenti più diversificati? I dati citati sopra suggeriscono che il sacrificio economico del rimanere incastrati nel capitale del Banco potrebbe risultare notevole. Fondazione, coraggio: fateci capire, sono soldi di tutti.
  • Una volta definito l'ordine di grandezza di quel sacrificio, sarebbe giusto chiedersi: ne è valsa la pena? O, in altre parole: quel 49% è servito per favorire la creazione in Sardegna di una situazione del credito, per imprese e famiglie, migliore di quella di altre regioni? Se sì, la Fondazione faccia conoscere i numeri, ci dimostri che la rinuncia a rendimenti più alti e a maggiori investimenti nel sociale ha creato benefici per la Sardegna attraverso il mercato del credito.
La trasparenza è ciò di cui è fatta la democrazia e la buona politica. Trasparenza significa anche fornire ai cittadini i dati che consentono di rispondere a queste due domande. Con quei dati, con quelle risposte, con strategie discusse finalmente alla luce del sole e non in stanze chiuse tra pochi eletti, sarà più facile capire qual è la missione e qual è il profilo ideale del futuro presidente della Fondazione.