giovedì 14 marzo 2013

LA PARTECIPAZIONE DELLA FONDAZIONE NEL BANCO: NE VALE LA PENA? PARTE 2

Ancora su Fondazione e Banco di Sardegna. Dunque, Silvio Lai dice le seguenti cose. Bene che Arru diventi presidente del Banco, se no chissà cosa farebbe la Bper. Arru, continua Lai, farà sì che Bper continui a prestare i soldi ai sardi anche se dal punto di vista economico non è per niente conveniente (speriamo che la vigilanza della Banca d'Italia non sia in ascolto). Poi dice: il territorio saprà scegliere il meglio per sostituire Arru alla Fondazione (leggi Cabras, sospetto).
Certo, riconosce Lai: tutto questo ha un costo probabilmente alto, perché tenere 352 milioni immobilizzati in azioni (del Banco) che stanno rendendo così poco non è esattamente il massimo, non è proprio ciò che farebbe Lai se i soldi fossero i suoi (immagino). Però, dice Lai, questa scelta costosa ha anche un sacco di benefici, quelli appunto di avere una banca molto attenta al territorio.

Dobbiamo crederci? 
Guardo qualche numero e vedo che nei dati Banca d'Italia 2012 il tasso di interesse medio praticato in Sardegna per le imprese imprese è l'8.16% e per i mutui delle famiglie il 4.66%Molto? Poco? Vediamo. Prendo una regione con un livello di sofferenze bancarie simili a quelle sarde e un reddito pro capite più basso, la Puglia, e trovo questi tassi: 7,94% e 4.49% rispettivamente. Uhm. Poi prendo una regione ancora più povera e con sofferenze decisamente più alte, la Campania, e trovo: 8.13% e 4.60%.

Ok, sui tassi non ci siamo.
Forse però, al di là dei tassi, in Sardegna è stato garantito un migliore accesso al credito in questi anni di crisi. Vediamo. No, anche qui le cose vanno tutt'altro che bene. Guardo il dato giugno 2012 della variazione percentuale, su 12 mesi, dei prestiti alle imprese. Sardegna: -5.5%. E la Puglia? -1.6% (e nel 2010 i dati erano  -0.7 per la Sardegna e +6.3% per la Puglia). Potrei citare anche i dati della Campania, ma a questo punto immaginate facilmente cosa rivelerebbero.

Insomma, non sono sicuro che Silvio Lai abbia scelto un terreno particolarmente favorevole per difendere scelte politiche (anzi, partitiche) vecchia maniera. 

Però, certo, questi dati frettolosi non bastano a dimostrare granché, come non bastano quelli citati da Lai. Bisogna approfondire, e molto. La buona notizia però è appunto questa: se non altro si parla di cose importanti alla luce del sole, dati alla mano. Sempre meglio che prendere decisioni in silenzio, o sperando nel silenzio.

PS: Anche in questo grafico, sempre Banca d'Italia, faccio fatica a vedere particolari virtù del mercato del credito sardo rispetto a quello delle altre regioni del Sud. Chi ne ha voglia si faccia un'idea per conto suo.